La bozza del decreto agosto

cosa potrebbe cambiare con il prossimo decreto

Nei prossimi giorni si attende il nuovo decreto, che dovrà cercare di trovare una strada percorribile tra le due differenti esigenze: ridurre i rischi di un possibile ritorno del coronavirus e far ripartire l'economia italiana.

Se infatti i dati ISTAT parlano di una ripresa della produzione industriale da maggio, è anche vero che i numeri sono lontanissimi da quelli del 2019, con alcuni settori (come la ristorazione) completamente in ginocchio.

Tra i punti controversi in discussione ci sono sicuramente il prolungamento della cassa integrazione, la possibilità di effettuare licenziamenti e le agevolazioni per le nuove assunzioni.

Per assurdo l'impossibilità di licenziare sta lasciando nel limbo della cassa integrazione migliaia di dipendenti che sanno per certo che non potranno essere riconfermati ma che non possono ricorrere all'indennità di legge, sicuramente più alta della CIG. 
Cassa integrazione che potrebbe essere prolungata fino alla fine dello stato di emergenza, attualmente fissato per il 15 ottobre, e a fronte di particolari condizioni ma con la possibilità anche in questo caso di ulteriore proroga se i numeri dovessero peggiorare.

E i dati che arrivano da molti paesi europei purtroppo non lasciano presagire un autunno facile: in Spagna, Germania e Francia il trend è peggiorato, con migliaia di nuovi contagiati ogni giorno. Fortunatamente la letalità si è ridotta, ma nessuno può sapere che cosa succederà alla riapertura delle scuole e all'utilizzo massiccio dei mezzi di trasporti.

Anche lo smartworking potrebbe presto calare, perché tra i punti che potrebbero non essere prorogati c'è la deroga all'obbligo per le aziende di fornire il materiale informatico per poter lavorare in remoto: difficile immaginare che in questa situazione di crisi i datori di lavori possano far fronte all'acquisto di computer, stampanti, cellulari e webcam per poter continuare lo smartworking. Che rappresenta oltretutto uno dei problemi maggiori per le grandi città come Milano, che si sono viste svuotate di tutti i pendolari che contribuivano a far girare l'economia.

E con il distanziamento sociale obbligatorio sui mezzi di trasporto pubblici (a seconda della regione) nemmeno con gli ingressi scaglionati sarà possibile avere il numero di posti necessario a consentire la mobilità per lavoratori e studenti.

Ma senza la riapertura delle scuole, con i figli a casa, sarebbe impossibile ridurre lo smartworking. Per cui almeno su questo punto non sembrano esserci dubbi.

Attendiamo il testo definitivo...

M.S.


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