OnlyFans, la fabbrica milionaria dei creator: chi guadagna davvero?
Dai miliardi della piattaforma al conto del singolo creator: commissioni, costi e lavoro dietro le cifre da copertina

Un mese da record, una schermata con sei zeri, una casa comprata grazie agli abbonamenti. Quando si parla di OnlyFans, il racconto tende a cominciare dal traguardo. Quasi mai dalla domanda che farebbe chiunque davanti a una nuova attività: tolte le spese, quanto rimane e per quante ore di lavoro?
I soldi, in questo mercato, ci sono. Ma passano attraverso tasche diverse: quelle della piattaforma, dei creator e di chi vende loro servizi. E una cifra può cambiare significato a seconda che indichi la spesa dei fan, il compenso accreditato o il reddito disponibile. Per capire chi guadagna davvero conviene seguire quel percorso, lasciando per un momento da parte le storie da copertina.
La prima a fare i conti è la piattaforma
Nel bilancio di Fenix International, il gruppo che gestisce OnlyFans, l'esercizio chiuso il 30 novembre 2025 riporta circa 7,8 miliardi di dollari di pagamenti lordi elaborati, con la definizione contabile del documento: al netto delle imposte sulle vendite applicabili, dei rimborsi e delle passività contrattuali. I ricavi del gruppo sono circa 1,55 miliardi; l'utile prima delle imposte è vicino a 715 milioni. Sono dati del 2025, pubblicati nel 2026.
Il modello di ripartizione dichiarato resta 80% ai creator e 20% alla piattaforma. La relazione indica circa 6,2 miliardi di dollari pagati ai creator nell'esercizio. Non significa che quella somma sia diventata interamente reddito spendibile per chi ha prodotto i contenuti.
Il vantaggio economico della piattaforma è facile da comprendere: partecipa alle transazioni di un insieme enorme di account. Il singolo creator, invece, deve sostenere la propria attività con il pubblico che riesce a conquistare. OnlyFans ha costi e rischi propri; la sua scala, però, è molto diversa da quella di una persona che lavora da casa.
Milioni di account non significano milioni di stipendi
A fine esercizio il gruppo censisce circa 5,06 milioni di account creator. Il bilancio precisa che il totale comprende gli account creati e non cancellati o disattivati: non è un conteggio di professionisti attivi a tempo pieno.
Dividere tutti i compensi per tutti gli account può sembrare una scorciatoia per trovare il «guadagno medio». In realtà mette insieme situazioni diverse: chi ha cominciato da poco, chi pubblica saltuariamente, chi lavora con una squadra e chi ha lasciato il profilo aperto. Inoltre, un totale annuale diviso per gli account presenti a fine anno non tiene conto di quando ciascuno sia entrato.
Una media, comunque, non dice quanto guadagna la persona che si trova a metà della distribuzione. Immaginiamo dieci creator: nove incassano 100 e uno 9.100. La media è 1.000, ma nove persone su dieci restano molto al di sotto. È un esempio matematico, non una fotografia di OnlyFans: serve a capire perché i totali del mercato non bastano per stimare il risultato individuale.
Le star partono con un patrimonio che non compare nel prezzo
Aprire un profilo e portare un pubblico disposto a pagare sono due lavori diversi. Una persona già conosciuta può arrivare con anni di visibilità, relazioni, collaborazioni e contenuti alle spalle. Quel pubblico è una risorsa costruita prima dell'iscrizione, anche quando il titolo di un articolo parla soltanto del «primo mese».
Chi comincia da zero deve farsi conoscere, convincere qualcuno a visitare il profilo e poi trasformare una parte di quelle visite in acquisti. Un numero alto di follower non risolve automaticamente il problema: seguire gratis e pagare ogni mese sono decisioni differenti.
Per questo una schermata degli incassi è una prova incompleta. Prima di usarla come confronto bisognerebbe sapere a quale periodo si riferisce, quali entrate comprende, se mostra il valore prima o dopo le commissioni e quali spese sono rimaste fuori. Un mese eccezionale non dimostra che lo stesso risultato si ripeterà per un anno.
Quanto resta con 100 o 500 abbonati?
Facciamo un conto semplice. Immaginiamo un prezzo effettivo di 10 dollari al mese per abbonato, prima delle eventuali imposte sul consumo, senza sconti né acquisti aggiuntivi. Sono ipotesi illustrative: non descrivono il guadagno tipico di un account.
| Conto mensile ipotetico | 100 abbonati | 500 abbonati |
|---|---|---|
| Vendite di abbonamenti | 1.000 $ | 5.000 $ |
| Quota della piattaforma (20%) | 200 $ | 1.000 $ |
| Quota creator prima delle altre spese | 800 $ | 4.000 $ |
Da qui comincia il conto meno fotogenico: attrezzatura, software, produzione, promozione, collaboratori, consulenza e costi di pagamento o cambio eventualmente applicabili. Restano poi gli obblighi fiscali e contributivi della propria situazione. Rimborsi e rettifiche, se presenti, modificano ulteriormente il risultato.
Supponiamo che nel primo caso si spendano 200 dollari per l'attività. Ne restano 600, prima di imposte e contributi. Se il lavoro ha richiesto 60 ore, sono 10 dollari per ora prima di quegli oneri. Il numero di abbonati, da solo, raccontava soltanto metà della storia.

In Italia c'è anche la tassa etica: il 25% che cambia i conti
Per chi svolge in Italia un'attività di produzione o vendita di contenuti pornografici, il conto può includere la cosiddetta tassa etica: un'addizionale del 25% prevista dalla legge 266/2005. Si aggiunge alla tassazione ordinariamente dovuta e riguarda la quota di reddito riconducibile alle attività individuate dalla norma. È distinta dal 20% trattenuto dalla piattaforma: quella è una commissione commerciale.
Non basta avere un account OnlyFans per essere soggetti all'addizionale. Occorre valutare l'attività effettiva e la qualificazione dei contenuti secondo la disciplina applicabile. Un profilo dedicato a cucina o fitness non diventa soggetto alla tassa soltanto perché usa la stessa piattaforma. Nei profili con ricavi di natura diversa serve individuare correttamente la parte interessata.
Neppure il regime forfettario esclude il prelievo. Nella risposta n. 285 del 4 novembre 2025, l'Agenzia delle Entrate ha chiarito che, quando ricorrono i presupposti, la tassa etica si aggiunge all'imposta sostitutiva. Per questi contribuenti la base si determina applicando ai ricavi o compensi delle attività interessate il coefficiente di redditività previsto per l'attività esercitata; su quella base si calcola il 25%.
Perciò non è corretto sottrarre indistintamente un altro 25% da ogni pagamento dei fan. Prima di stimare il netto disponibile bisogna far verificare al commercialista contenuti, ricavi rilevanti e base imponibile, oltre a imposte e contributi già dovuti. La cifra accreditata sul conto può essere molto diversa da quella che si può spendere.
Il lavoro continua dopo il video
La tecnologia rende semplice distribuire lo stesso contenuto a molte persone. Non rende altrettanto semplice mantenere nel tempo la loro attenzione. Un'attività su abbonamento richiede programmazione, nuove uscite, comunicazione, gestione delle richieste e controllo dei risultati.
In particolare, bisogna fare i conti con gli abbandoni. Se un profilo ha 100 abbonati e nel mese successivo 20 non rinnovano, servono 20 nuovi ingressi soltanto per tornare al punto di partenza. Anche questo è un esempio ipotetico, non un tasso medio della piattaforma.
La crescita può quindi nascondere una corsa continua: nuovi iscritti entrano mentre altri se ne vanno. Il numero da osservare è anche quanti restano e quanto costa sostituire chi esce. Offerte aggressive possono riempire un mese e lasciare debole quello successivo, se il pubblico era interessato soprattutto allo sconto.
Agenzie e servizi: una seconda divisione degli incassi
Delegare montaggio, promozione o organizzazione può liberare tempo. Ma chi offre questi servizi partecipa al conto economico attraverso compensi fissi o percentuali. Il fatto che il fatturato cresca dopo una collaborazione non basta a stabilire che il creator stia meglio.
Prendiamo un accordo del tutto ipotetico: 5.000 dollari di vendite, 4.000 dopo la quota della piattaforma, poi un compenso di gestione pari al 30% di quei 4.000. Al creator restano 2.800 dollari prima delle altre spese e degli oneri personali. Il 30% è scelto soltanto per l'esempio, non è presentato come tariffa di mercato.
Conta anche la base di calcolo. Il 30% delle vendite iniziali sarebbe 1.500 dollari, mentre il 30% della quota creator è 1.200. Prima di valutare una promessa di crescita bisogna chiarire percentuali, spese aggiuntive, servizi inclusi, durata dell'accordo, accesso all'account e possibilità di interrompere il rapporto.
Dietro il social c'è un'infrastruttura commerciale
OnlyFans è interessante per un blog di tecnologia proprio per questo: concentra distribuzione dei contenuti, accessi a pagamento e rapporto con il pubblico in un servizio. Per un creator, costruire e gestire separatamente tutti questi passaggi sarebbe un altro mestiere.
La comodità ha però una conseguenza economica: una parte importante dell'attività dipende da regole e strumenti altrui. Un problema di accesso, un'interruzione tecnica o una modifica delle condizioni può influire sul lavoro. Vale la pena considerarlo quando tutte le entrate passano dallo stesso canale.
Anche la riservatezza ha un valore. Vendere un contenuto dietro un accesso riservato non equivale a poter controllare ogni copia futura. Tempo e risorse necessari per proteggere la propria identità, documentare abusi e gestire diffusioni non autorizzate fanno parte delle valutazioni di chi usa la propria immagine online.
I cinque numeri che raccontano un'attività sostenibile
Per distinguere un'attività solida da una sequenza di mesi fortunati, un resoconto utile dovrebbe mettere in fila pochi dati:
- Quanto rimane dopo le spese: separando i compensi ricevuti dal denaro effettivamente disponibile.
- Quanti clienti rinnovano: per capire se le entrate si reggono su un rapporto duraturo.
- Quanto costa ottenere un nuovo cliente: includendo il tempo dedicato alla promozione.
- Quante ore richiede il lavoro: anche quelle di preparazione, gestione e amministrazione.
- Quanto pesano pochi grandi acquirenti: perché perdere uno di loro può cambiare un intero mese.
Questi numeri sono meno spettacolari di una classifica, ma rispondono alla domanda che interessa davvero: il risultato è ripetibile senza far crescere le spese e il carico di lavoro più delle entrate?
Allora, chi guadagna davvero?
Per la piattaforma esiste un risultato economico documentato. Per il singolo creator la risposta richiede i suoi conti: pubblico pagante, continuità degli acquisti, costi e ore impiegate. Anche chi fornisce servizi può guadagnare, ma il suo interesse non coincide automaticamente con il margine di chi produce i contenuti.
OnlyFans può trasformare l'attenzione in ricavi; trasformare quei ricavi in un buon reddito resta un lavoro. Chi dispone di un pubblico fedele e riesce a servirlo con costi sostenibili parte con un vantaggio. Chi si affida alla promessa dei soldi facili sta invece facendo una previsione senza gli elementi essenziali.
La prossima volta che compare una cifra milionaria, la domanda utile viene subito dopo: quanto è rimasto, in quanto tempo e con quali risorse? È lì che finisce la vetrina e comincia il conto economico.
Aggiornato al 28 settembre 2026. Dati societari: bilancio consolidato di Fenix International Limited per l'esercizio chiuso il 30 novembre 2025, depositato presso Companies House. Riferimenti fiscali: articolo 1, comma 466, legge 266/2005; D.P.C.M. 13 marzo 2009; risposta Agenzia delle Entrate 285/2025. Gli esempi numerici sono ipotetici e non rappresentano guadagni medi o promesse di reddito. Le immagini sono illustrazioni generate con AI e non raffigurano creator reali.
