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La fattura elettronica per il regime forfettario

le novità per il 2022

la dichiarazione d'intento

È in arrivo l’adempimento più temuto da imprenditori e professionisti: la fattura elettronica anche per i soggetti che beneficiano del regime forfettario.

Il consiglio dell’Unione Europea ha accolto la richiesta italiana di prorogare l’obbligo della fatturazione elettronica per il triennio 2022-2024 e di estenderlo anche ai contribuenti forfettari.

Manca solo l’ultimo passaggio: una norma ah hoc dell’ordinamento italiano che definisca tempi e modalità.

Proviamo a ricostruire come funziona la fatturazione elettronica nel nostro sistema tributario.

La fattura elettronica: per chi è obbligatoria

Per combattere l’evasione e le frodi fiscali, nel 2019 l’Italia ha introdotto l’obbligo di fatturazione elettronica per le operazioni con la Pubblica amministrazione e per le cessioni di beni e prestazioni di servizi tra soggetti titolari di partita IVA residenti, stabiliti e identificati nel territorio dello Stato.

L’obbligo di fattura elettronica vale sia nel caso in cui la cessione del bene o la prestazione di servizio è effettuata tra due operatori IVA (Business to Business, B2B), sia nel caso in cui è effettuata da un operatore IVA verso un consumatore finale (Business to Consumer, B2C).

A essere esonerati sono, invece, i contribuenti che hanno aderito a una tassazione agevolata, quindi il regime forfettario e quello di vantaggio. Questi al momento sono tenuti a emettere la fattura elettronica solo se hanno rapporti con la Pubblica amministrazione. In tutti gli altri casi, possono scegliere se usare il formato cartaceo o elettronico.

La fattura elettronica per il regime forfettario: da quando

L’obbligo di fatturazione elettronica sarebbe dovuto terminare il 31 dicembre 2021, così l’Italia ha chiesto alla Commissione Europea di prorogarlo fino al 31 dicembre 2024.

Sempre all’interno dello stesso documento, l’Italia ha richiesto di estendere l’obbligo della fattura elettronica ai soggetti forfettari.

L’approvazione della richiesta è avvenuta nella seduta del 13 dicembre ed è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Europea il 17 dicembre 2021.

Ora che ha ricevuto il via libera, l’Italia può:

  • prorogare la fatturazione elettronica per altri tre anni
  • introdurre l’obbligo di fatturazione elettronica anche per i contribuenti in regime forfettario attraverso l’emanazione di una norma nazionale

I vantaggi della fatturazione elettronica

Anche se le fatture elettroniche non sono ancora obbligatorie per le partite IVA in regime forfettario, sono previsti dei vantaggi per chi le emette.

Innanzitutto, il sistema di premialità introdotto dalla Legge di Bilancio 2020: il termine di decadenza per la notifica degli avvisi di accertamento si riduce di un anno, passando da cinque a quattro, purché il fatturato annuo sia costituito esclusivamente da fatture elettroniche. Il periodo si riduce ulteriormente se i forfettari utilizzano anche strumenti di pagamento tracciabili per operazioni di importo superiore a 500 euro.

Inoltre, ha dei benefici pratici, per esempio:

  • la conservazione sostitutiva dei documenti, che comporta un risparmio sui costi di stampa
  • un processo di contabilizzazione dei dati più rapido (con diminuzione di errori e costi di gestione)
  • una maggiore efficienza nei rapporti commerciali tra clienti e fornitori

Fattura elettronica: come si compila

Non sappiamo ancora quando la fatturazione elettronica diventerà obbligatoria per i forfettari. Nel frattempo, però, si può provare a capire come funziona l’emissione di una fattura elettronica.

La prima cosa da fare è scegliere un buon software, cioè un programma apposito che genera la fattura nel formato XML e la invia al Sistema di Interscambio (SdI). Il Sistema esamina il documento e lo invia al destinatario.

Scelto il software, bisogna compilare la fattura.

Si indicano i dati del mittente: nome dell’attività/denominazione sociale, nome e cognome, indirizzo e numero di partita IVA. Il proprio profilo di fatturazione va configurato indicando anche dati come il regime fiscale e la cassa previdenziale.

Il secondo passaggio consiste nell’inserimento dei dati del cliente o consumatore, quindi il destinatario della fattura elettronica: dati anagrafici, ragione sociale/denominazione della ditta, numero di partita IVA, codice destinatario (o codice univoco) che è costituito da 7 cifre se il destinatario è un’azienda o un libero professionista, da 6 se invece la fattura è intestata alla Pubblica Amministrazione. In caso di emissione di fattura verso un privato senza partita IVA, il codice convenzionale è di sette zeri (0000000) e va indicato solo il codice fiscale.

Se non si riuscisse a trovare il codice destinatario dell’azienda o del privato, si può in alternativa indicare l’indirizzo PEC del cliente.

Se non si dispone né del codice destinatario né dell’indirizzo PEC, non sarà possibile consegnare la fattura elettronica al cliente, ma questi potrà visualizzarla in un’apposita area di consultazione riservata sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Quindi sarà importante consegnare al cliente una copia anche su carta, ricordandogli che la fattura originale è quella elettronica scaricabile dal sito dell’Agenzia delle Entrate.

Poi si inseriscono i dati che caratterizzano ogni singola fattura: numero progressivo (in molti casi è il software stesso a tenere il conteggio e a suggerire il numero), data, prodotti e servizi, dettagli del pagamento.

È possibile salvare tutti questi dati in rubrica, in modo da compilare più velocemente le fatture successive indirizzate allo stesso destinatario.

Nel caso del regime forfettario, trattandosi di fatture emesse senza addebito IVA, è necessario applicare l’imposta di bollo di 2 euro se l’importo delle fatture supera i 77,47 euro. L’imposta di bollo nella fattura elettronica deve essere indicata tramite la valorizzazione “SÌ” del campo “Bollo Virtuale”. Al termine di ogni trimestre solare, nella propria area riservata sul sito dell’Agenzia delle Entrate si potrà visualizzare l’elenco delle fatture assoggettate all’imposta di bollo e l’importo da versare tramite indicazione dell’IBAN o modello F24.

È importante ricordarsi di aggiungere le diciture obbligatorie con i riferimenti normativi: molti software consentono di specificarle nelle impostazioni della fattura e salvarle, per non doverle riscrivere ogni volta.

L’ultimo passaggio consiste nella firma digitale della fattura elettronica e nell’invio al Sistema di Interscambio.

Adesso che ne sapete un po’ di più sulla fattura elettronica, non resta che aspettare per vedere se l’obbligo sarà introdotto già nei prossimi mesi o se per quest’anno si potrà ancora scegliere tra fattura cartacea o elettronica.

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