Jeff Bezos, il creatore di Amazon

La storia dell'uomo che ha cambiato lo shopping

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È l’uomo più ricco del mondo, il suo patrimonio ammonta a 211 miliardi di dollari (Bloomberg Billionaires Index) ed è anche il fondatore di Amazon, colui che ha messo in piedi un impero con la sua idea di e-commerce, cambiando per sempre il nostro modo di fare acquisti.

Stiamo parlando naturalmente di Jeff Bezos, un uomo che di recente ha fatto parlare di sé portando a compimento un’esperienza che desiderava fare da una vita: andare nello spazio.

Come aveva già fatto parlare di sé nel 2019 in occasione del suo divorzio, o ancora nel 2013 quando ha acquistato il Washington Post.

Insomma, un uomo abituato a stare sotto i riflettori. Ecco chi è l’uomo più ricco del mondo.

La sua vita in poche parole

Jeffrey Preston Bezos nasce il 12 gennaio 1964 ad Albuquerque, dalla relazione tra una studentessa diciassettenne e il gestore di un negozio di bici che si esibisce sul monociclo in un circo.

I due si separano quasi subito e, all’età di quattro anni, Jeff viene adottato dal nuovo compagno della madre, un esule cubano di nome Miguel Bezos.

Da bambino Jeff Bezos è già interessato al funzionamento degli oggetti, trascorre la maggior parte del tempo nel garage dei suoi genitori che trasforma in laboratorio e si dedica a lavori manuali e piccole invenzioni. Qualcuno racconta che riusciva a smontare e ricomporre le culle in cui dormiva perché secondo lui erano scomode.

Trascorre le estati dell’infanzia e dell’adolescenza nel ranch del nonno, figura importantissima nella sua vita, passando i pomeriggi a riparare mulini a vento e castrare tori.

Al liceo mostra subito la passione per i computer. Trasferitosi a Miami con la famiglia, è il primo della classe. A lui viene affidato infatti il discorso di commiato, in cui parla di un futuro che vede tutti trasferirsi su un altro pianeta perché la Terra non avrà abbastanza risorse.

Si laurea brillantemente in informatica e ingegneria elettronica alla Princeton University e trova subito lavoro in diverse aziende di Wall Street: Fitel, Bankers Trust e la società di investimento D.E. Shaw. Qui incontra quella che diventerà sua moglie, Mackenzie, e nel 1990 diviene il più giovane vicepresidente della compagnia.

L’invenzione del secolo: Amazon

Nel 1994, l’illuminazione. Da uomo concreto, Bezos fiuta l’incredibile successo di internet e applica a se stesso il suo “metodo di minimizzazione dei rimpianti”. All’età di 80 si potrebbe pentire di aver lasciato Wall Street? La risposta è no. E di essersi perso l’inizio di Internet? A questa domanda non ha dubbi: lascia il suo posto di lavoro e il suo stipendio da oltre 200.000 dollari l’anno per quella che sarà la scommessa più grande della sua vita: Amazon. Il business plan viene scritto durante un lungo viaggio on the road, il budget iniziale è di 300.000 dollari ricavati dai risparmi personali e di famiglia.

Apre l’ufficio della nuova società nel suo garage dove, insieme a pochi dipendenti, inizia a sviluppare il software. Dopo aver invitato 300 amici a testare il sito in versione beta, Bezos presenta Amazon.com al pubblico il 16 luglio 1995.

L’idea iniziale è quella di vendere libri in tutto il mondo. Una libreria online, senza scaffali, senza confini.

Inizialmente il nome del progetto doveva essere un altro. Bezos pensava a qualcosa di più magico, come Cadabra, che richiamava la parola abracadabra. Però l’avvocato Todd Tarbert lo convince che il suono di questo nome, pronunciato a voce alta, è troppo simile a “Cadaver”. Allora Bezos va alla ricerca di un nome che inizia per A per comparire ai primi posti degli elenchi e la scelta ricade su Amazon, in omaggio al Rio delle Amazzoni, perché gli piace l’idea che la selezione di libri del suo shop sia vasta quanto il fiume più lungo del mondo.

La scommessa si trasforma in un successo nel giro di pochi mesi. Senza alcuna promozione, Amazon.com riesce a vendere libri negli Stati Uniti e in altri 45 paesi stranieri. In due mesi, le vendite generano 20.000 dollari a settimana, una crescita molto più rapida di quanto previsto dai fondatori.

La vera svolta arriva già nel 1997, quando Bezos e i soci decidono di lanciarsi nel mondo dell’e-commerce, diversificando le offerte di Amazon con la vendita di CD e video e presentandosi come alternativa online per lo shopping. Invece di andare in giro a caccia dell’acquisto perfetto, gli utenti possono trovare tutto in pochi click, comodamente seduti sul divano di casa. È l’inizio di un’era. Nello stesso anno la società viene quotata in borsa.

Successivamente si aggiungono anche vestiti, oggetti di elettronica, giocattoli e altro grazie a delle partnership commerciali.

Nel 2005 arriva Amazon Prime, il servizio in abbonamento annuale o mensile, nato inizialmente per garantire le consegne entro due giorni negli Stati Uniti e per eliminare i costi di spedizione.

Nel 2006 Amazon.com lancia il suo servizio di video on demand; inizialmente noto come Amazon Unbox, viene rinominato poi Amazon Instant Video, Amazon Video e infine Prime Video.

Nel 2007 la società lancia il Kindle, un lettore digitale e palmare di libri che consente agli utenti di acquistare, scaricare, leggere e memorizzare volumi che riempirebbero intere biblioteche.

Nel 2010 vengono costituiti gli Amazon Studios per produrre film e telefilm.

Nel 2013 Bezos rivela una nuova iniziativa sperimentale di Amazon, Amazon Prime Air, che per le consegne ai clienti usa droni in grado di trasportare oggetti che pesano fino a 5 chili e di viaggiare entro una distanza di 10 miglia dal centro di distribuzione dell’azienda. 

Nel 2014 lancia Amazon Echo, lo speaker a comando vocale dotato di Alexa, l’assistente virtuale.

Nel 2018 compare a Seattle Amazon Go, il primo supermercato interamente automatizzato senza casse in cui si possono acquistare generi alimentari di qualsiasi tipo. Entrando si scansiona il proprio QR code, si prende quel che serve e si va via, senza passare alle casse. Sensori, telecamere e sistemi di intelligenza artificiale riconoscono i prodotti inclusi nella spesa, fanno il conto e lo addebitano tramite l’applicazione qualche minuto dopo l’uscita. La tecnologia messa a punto da Amazon si chiama Just Walk Out, un po’ come dire “è sufficiente uscire dal negozio”.

Oggi Amazon è il più grande marketplace del pianeta, riesce a coprire quasi ogni tipo di settore, dai servizi streaming alla moda, dai prodotti per la smart home al cloud. È entrata da anni nel Trillion Dollar Club, il ristrettissimo gruppo di aziende con una capitalizzazione superiore ai 1000 miliardi di dollari.

Ci ha cambiato la vita e ha trasformato il mondo.

La passione per l’editoria: l’acquisto del Washington Post

Bezos fa parlare di sé in tutto il mondo il 5 agosto 2013, quando acquista uno dei maggiori quotidiani degli Stati Uniti, il Washington Post e altre pubblicazioni affiliate dalla casa madre, per 250 milioni di dollari. L’acquisizione viene fatta come un investimento personale, non realizzato per conto di Amazon.

Bezos promette di preservare i valori e la tradizione giornalistica della testata, ma apporta cambiamenti legati all’evoluzione di Internet e alla sua continua ricerca di sperimentazione.

 Grazie al suo apporto economico e culturale, il Washington Post diventa un laboratorio di idee per il futuro digitale del giornalismo a cui lavora un gruppo di persone di background diversi rispetto a quelli che, normalmente, sono presenti nelle redazioni dei media tradizionali.

Proprio per segnare ancora di più questa direzione, viene creato un laboratorio con sede a New York, il WPNYC, esplicitamente dedicato all’innovazione tecnologica.

Dal garage allo spazio: la missione di Jeff Bezos

A 52 anni dal primo passo di Neil Armstrong sulla luna, Jeff Bezos celebra quel 20 luglio del 1969 volando nello spazio. Sognava di compiere questa missione da tutta la vita. Insieme a lui due generazioni di turisti spaziali: il più giovane, l’olandese diciottenne Oliver Daemen e la più anziana, la statunitense ottantaduenne Wally Funk.

Un viaggio durato in tutto meno di 11 minuti, a bordo della navicella New Shepard targata Blue Origin.

Fondata nel 2000, Blue Origin è una società aerospaziale con base a Seattle che sviluppa tecnologie per offrire viaggi spaziali a clienti paganti e punta all’inserimento di voli di linea fuori dal pianeta. Ecco perché l’impegno di Blue Origin (come di SpaceX) si concentra sui razzi riutilizzabili: andare e venire dall’orbita dovrà diventare routine.

Curiosità

  • Dorme almeno otto ore ogni notte. Crede che il sonno sia la migliore risposta allo stress e al lavoro eccessivo. Qualcuno dice che Bezos abbia un sacco a pelo in ufficio, per concedersi una pausa nei giorni più intensi.
  • Il risveglio deve avvenire con calma e in maniera naturale, per questo non fissa mai le riunioni prima delle 10 e, se può, dedica quel tempo alla famiglia.
  • Uno dei suoi passatempi è scandagliare gli oceani alla ricerca di resti spaziali. La maggior parte dei razzi si stacca dalle navicelle durante il volo, lasciando cadere i propulsori in mare. Bezos si immerge con un sottomarino per recuperare questi cimeli storici. A volte porta con sé anche la famiglia. E una volta ha trascorso ben tre settimane per cercare un solo razzo.
  • Il suo ricordo peggiore è l’estate trascorsa a lavorare in un McDonald’s: in quel momento ha deciso che avrebbe costruito da sé il proprio futuro.
  • Nelle riunioni in sede Amazon non consente di usare presentazioni in Power Point: i dipendenti devono esprimere i concetti per iscritto in un massimo di sei pagine, perché Bezos ci tiene a stimolare il loro pensiero critico.
  • Ha conquistato le prime pagine dei giornali per aver costruito un orologio nel cuore di una montagna. Alimentato dall’energia meccanica, dovrebbe durare, secondo le previsioni, cento secoli.
  • Secondo le stime (riferite al 2020), guadagna circa 3,500 dollari al secondo, che diventano circa 300 milioni a fine giornata.
  • 9 secondi è il tempo che gli ci vuole a guadagnare lo stipendio annuale di un suo magazziniere.

Le sue abitudini in azienda

È un manager molto esigente, ma è anche molto parsimonioso e riduce al minimo i benefit per i dipendenti Amazon e per i suoi collaboratori.

In azienda, infatti, si prendono delle terribili occhiate i neoassunti che commettono l’impudenza di stampare documenti su un lato solo anziché fronte-retro o peggio ancora chi chiede di volare in business.

Bezos ha una filosofia aziendale ben precisa: il pallino del Giorno 1, che nella vita delle aziende corrisponde alla fase iniziale, lo start-up. Il Giorno 2, cioè la seconda fase, è la stasi. A questa segue la terza, l’irrilevanza, e poi la quarta, il “dolorosissimo declino”, che precede la quinta, cioè la morte. L’importante, quindi, è non uscire mai dalla prima fase.

Sarà per questo che ha scelto di posizionare il suo ufficio nell’edificio dal nome Day One, inciso anche nei bagni dei magazzini.

E ogni anno conclude le lettere ai dipendenti ricordando loro “che siamo sempre al Giorno 1”.

Gli infallibili principi per il successo

“Usiamo i nostri Principi di leadership ogni giorno, per discutere nuove idee o per trovare la migliore soluzione a un problema. È una delle caratteristiche che ci rende unici”. Un mantra che i dipendenti di Jeff Bezos devono stamparsi nella mente.

Tra questi 14 principi a cui attenersi scupolosamente spiccano “Mai rispondere: non è compito mio”, “Inventare e semplificare” e “dissentire e aderire alle decisioni”.

Una frase che Bezos rivolge sempre ai potenziali dipendenti è “Si può lavorare a lungo, intensamente o con scaltrezza, ma da noi non puoi limitarti a scegliere due delle tre opzioni”. Lui le vuole tutte.

Il più grande flop di Jeff Bezos

Il suo grande flop, o potremmo dire unico, è Fire Phone, lo smartphone lanciato nel 2014. Basato sul sistema operativo Fire OS, è uscito di produzione l’anno successivo all’annuncio dell’immissione sul mercato.

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